L’Uomo Invisibile

(da Antologia “POETI E SCRITTORI CONTEMPORANEI ALLO SPECCHIO “)

Una cosa era certa, quella di essere nato, anche se non ricordava quel giorno, perduto tra il cielo azzurro verde del mare, quando misteriosamente aveva visto una luce immensa che era la vita.
Più tardi nel corso del suo tempo fuggente ebbe molte cose da fare e le fece in modo conforme a tutti e altre da dire, per cui nelle varie discussioni le sosteneva ben chiare e forti, ma le persone a cui erano dirette non le ascoltavano.
A volte, intrattenendosi in una conversazione, esprimeva la propria opinione in maniera intelligente, ugualmente non ne tenevano conto: “veramente le cose stanno in questo modo …” esse distoglievano lo sguardo e sostenendosi l’una con l’altra, gridavano le loro opinioni senza starlo a sentire. Anzi, sembrava che neppure lo vedessero, allora per sincerarsi correva a guardarsi in uno specchio e si vedeva, si vedeva bene: gli occhi chiari e le orbite rilevate, rughe sottili sulla fronte, piu marcate intorno alle labbra, parlava a se stesso guardandosi nel proprio rovescio e le parole uscivano facili dalla bocca diritta e ben delineata con le labbra grandi.
Le gridava anzi, a volte, l’eco del soffitto ingigantiva il suono forte e sicuro: “allora ci sono”, pensava “e parlo con voce precisa e gentile”; entrava nei dibattiti lasciati a metà, esponeva il suo pensiero, nessuno ne teneva conto, lo gridava lo stesso “veramente io la penso diversamente”: non lo ascoltavano, nemmeno lo vedevano, ne soffriva, ma forse la sue erano due qualità, quella di parlare senza essere udito e l’altra di essere presente senza essere visto.
Una situazione affascinante: poteva dire quello che pensava di tutto e di tutti oppure andare per le strade al mattino quando luceva il cielo restando in pigiama senza fare la fatica di vestirsi, sdraiandosi stanco alla sera quando brillavano le stelle. Poteva avvicinarsi senza essere visto alle ragazze e alle signore più belle dimenticando la sua timidezza chiedendo loro di andare a letto con lui senza che se ne offendessero o ne gioissero.
Quante cose in questo modo bizzarro poteva fare o dire senza essere visto e senza che nessuno udisse la sue voce!
Ai ristoranti sedeva dove vedeva commensali simpatici e carini, ordinava cibi succulenti ai camerieri che non lo sentivano e si metteva a mangiare nei piatti degli altri perché a lui non apparecchiavano, scegliendo i migliori bocconi che mangiati in due, lui e il commensale visibile, fnivano in maniera eccessivamente veloce ed insoddisfacente.
Frequentava locali da ballo perché c’è l’uso di ballare in una pista da soli assieme a molti per cui la presenza o assenza di una persona non viene notata e rende più facile il ballo. Sarebbe stato più complicato il ballo tradizionale in due, stretti uno con l’altro, se la sua donna avesse abbracciato il vuoto o se stessa.
Gli amici lo invitavano per telefono alle feste, alle cene; andava senza essere visto e mangiava le poche cose che entravano nel suo stomaco senza far diminure le ricche tavole imbandite.
La sue vita appariva tanto strana che egli stesso non si avvedeva del tempo che passava veloce; ma, senza essere visto, sembrava non invecchiare, i capelli restavano colore delle foglie quando d’autunno lasciano i grandi alberi per riposare a terra, anch’essi lentamente cadevano e si mescolavano alle foglie ed erano cosi sottili che non si vedevano nernmeno.
Era però smarrito di quanto gli stava capitando e nel suo cuore sentiva lo sgomento scorrere veloce come il sangue. Non che gli dispiacesse non essere visto, anzi questo suo difetto gli dava grande tranquillità nel suo modo fisico e anche morale di comportarsi. Non aveva necessità di mostrare le sue caratteristiche tanto diverse da quanto le persone potevano offrirgli. Ma per rendere ciò che doveva subire, cominciò anch’egli a non distinguere esattamente i volti dei conoscenti e degli amici: forme incerte con bocca e orecchie, ma con gli occhi velati come quelli dei ciechi, di cui non distingueva il colore, verdi, azurri, neri, erano tutti uguali, riusciva solo a scorgere le figure e sentendo nel cuore un dolore antico per non essere ricambiato, godeva delle loro presenze, opachi specchi di anime sconosciute.
Finì per non frequentare più nessuno chiudendosi nella unica compagnia di se stesso togliendosi d’intorno quel fantasmi parlanti e così poté osservare il proprio volto dalla parte interna, per lui più visibile. Riesaminava chiaramente il mistero che lo aveva reso diverso dagli altri e il mistero dell’avvenire che finiva bruscamente ogni giorno senza lasciar tracce di quanto poteva essere accaduto.
Era triste e angosciato. Che ne poteva fare della sua vita silenziosa e evanescente come un passato dimenticato e sconosciuto!
I1 tempo passava, divenne vecchio, la morte arrivò un mattino senza avvertirlo quando gli uccelli cominciano a cantare vedendo la luce azzurra dell’alba. Ma arrivò senza riconoscerlo solo sfiorando il suo viso invisibile senza colpirlo; lui si svegliò alla sua carezza incerta e udì il canto degli uccelli e assieme sentì il calore del sole splendente e la vita che seguitava a vibrare dentro di lui, così, sbagliato dalla morte, potè seguitare a vivere e ricordare ed immaginare le cose sconosciute e invisibili che lo avevano accompagnato per tanti anni soffrendo e pensando alla sua fine sentita vicina e quindi cosi lontana che non sapeva più quando potesse arrivare, chiudendosi nel gelo morbido di un sogno silenzioso che non avrà mai termine.