Introduzione - Lia Bronzi

Scrivere per Alfredo Lucifero non è, davvero, un arido esercizio esercizio accademico e filologico, con complicazioni grammaticali e sintattiche della lingua, scrivere per il letterato-scultore Lucifero, vuol dire cercare di comprendere l’uomo nelle sue vaste angolazioni psicologiche, esistenziali, etiche e morali, pur inserite nel mondo concreto, vivo e reale, dove non manca la fantasia e il sogno.

Questa nuova prova giallo-rosa dal titolo Una rivoltella nel cassetto si presenta al lettore come una pièce teatrale, per costruzione architettonica, letteraria e contenuti adatti alla rappresentazione, sia teatrale che cinematografica o televisiva, proprio perché l’autore sa creare uno spazio, fra oscurità e sentenza, verità e mistero, che perdura in modo affascinante con mobilità di discorso e sensibilità moderna, in cui la pluralità dei significati è complessa e comunque costituisce la rappresentazione della realtà del nostro tempo, difficile e inestricabile, nella quale l’uomo moderno si trova a vivere e morire, mentre spesso si insinua inesorabilmente il gioco perverso del dubbio, nel rimescolarsi le carte.

In tal senso, il lettore viene coinvolto in un labirinto di specchi che tolgono il fiato lo stimolano a un divorare le pagine per sapere come la storia va a finire secondo la tradizione dei migliori gialli della narrativa italiana e straniera.

Una nuova cifra, questa di Alfredo Lucifero, amusante senza dubbio, finemente lavorata ed efficacemente narrata, secondo una temperie ispirativa che è sostanzialmente unica per compattezza degli assunti messi in opera, timbrata da una marcata originalità, come del resto l’autore di una così vasta gamma letteraria ci aveva abituato a rilevare, destinata al successo, di saremo certi, di pubblico e di critica.

Capitolo 1

La famiglia Ferluci, si può ben dire, era la più stimato del paese. Una rispettabilità conquistata nel tempo E poi, via via, consolidata dagli esiti professionali dei diversi membri che si erano succeduti alla sua guida.

La villa di campagna che era ormai la loro residenza abituale, Spiccava, probabilmente in virtù di certi beni immediati contrasti architettonici giustapposti nel tempo dalle varie generazioni dei Ferluci, per il suo aspetto evidentemente aristocratico, ma che sempre si era armonizzato con il colore e con la vivace immagine della circostante distesa, fitta di alberi e di alture.

Due torri, per esempio, le conferivano una sorta di rigore medievale, quasi una specie di rivendicazione della famiglia al rispetto di una inalienabile diritto a coltivare la propria vocazione all’isolamento.

Queste due torri, bastava avvicinarvisi per rendersi conto, probabilmente erano state sottoposte a una serie di restauri, Che tuttavia non avevano mai mortificato, ma anzi sottolineato, questa fisionomia appunto Medioevale.

La Rivoltella nel cassetto

Robin Edizioni

2012