Presentazione di Francesco Perfetti

La corrispondenza intercorsa tra il marchese Falcone Lucifero e Umberto II di Savoia durante gli anni dell’esilio dell’ultimo sovrano italiano è un documento di grande interesse, oltre che storico, umano. È la testimonianza di un rapporto profondo, fatto di stima reciproca e di consonanza ideale, fra due uomini che si trovarono ad attraversare insieme una delle fasi più drammatiche della recente storia italiana. Lucifero era stato scelto per ricoprire l’incarico di Ministro della Real Casa, dallo stesso Umberto, appena divenuto Luogotenente Generale del Re, alla vigilia della liberazione di Roma da parte delle truppe alleate.

I due non si conoscevano sé non di sfuggita, ma tra loro scattò immediatamente una scintilla di simpatia che trasformo subito il rapporto da fiduciario e professionale in un vero e proprio sodalizio intellettuale e politico. I diari del Ministro della Real Casa – che ho avuto la possibilità di curare insieme ad Alfredo Lucifero che li trascrisse con impegno amorevole e che sono stati pubblicati anni or sono con il titolo L’ultimo Re -mostrano la genesi e il consolidamento di un rapporto destinato a durare fino alla morte del sovrano in terra d’esilio. Nelle pagine diaristiche, vergate sotto l’urgenza degli avvenimenti, si palesa anche l’essenza di una camuna visione della· politica, fatta di dedizione al bene del paese e degli italiani e di senso del dovere: una visione sostanziata dall’idea di una monarchia moderna, sociale e popolare al tempo stesso.

Dopo che Umberto ebbe lasciato il paese, per una sua generosa e sacrificale scelta fatta al fine di evitare un nuovo spargimento di sangue fraterno, recandosi in esilio in terra portoghese, Falcone Lucifero manten-ne il proprio incarico. La corrispondenza fra il Re e il suo Ministro, di cui è contenuta un’ampia selezione in questo volume voluto dal suo nipote prediletto, costituisce non soltanto una dimostrazione della saldezza del loro rapporto, ma fa capire come il cuo-re di Umberto fosse sempre vicino all’Italia e agli italiani.

C’è in proposito una battuta significativa contenuta nella prima lettera inviata da Umberto II il 17 giugno 1946, il giorno prima che a Roma la Corte di Cassazione proclamasse la nascita della repubblica: «il mio cuore è con Voi tutti, con gli amici noti e ignoti, con tutti quelli che hanno creduto in me per tanto tempo». Nostalgia, rimpian-to, affetto, certo, per gli amici e i sostenito-ri. Ma, anche, amarezza per il torto subito e speranza per l’avvenire. In un’altra delle prime lettere, quella del 28 agosto 1946, Umberto condivide con Lucifero l’idea che «si debba fare qualcosa» per tutti coloro che credono nella monarchia: «vedrei volenti e-ri formarsi in solide basi un ‘associazione o unione monarchica che tenga vivo il ri-cordo, che controbatta le notizie contrarie, bugie, calunnie ecc. e che pensi di aiutare i partiti (o partito) al momento delle elezio-ni». E conclude, in quella stessa missiva, con queste parole che testimoniano la sua nobiltà d’animo: «ho davanti a me il grande Atlantico sonante: nella mente molti ricordi del passato, nell’animo molte preoccupazio-ni per il presente, per l’avvenire della Patria lontana, e più che mai amata, molta fede e molta speranza! E tutto sempre per l’Italia, e non per me».

La solitudine di Umberto in Portogallo è lenita dalle informazioni fornitegli da Lucifero, il quale si fa portavoce delle idee del sovrano e al tempo stesso lo consiglia, da fine e apprezzato politico quale è, sui pas-si da compiere, sui messaggi da lanciare in determinate occasioni, sugli incontri da fare e, al tempo stesso, gli offre valutazioni sui personaggi (ma anche su certe piccinerie) del composito e spesso rissoso mon-do monarchico. Sotto un certo profilo, si potrebbe dire che Lucifero è il tramite at-traverso il quale Umberto, pur fisicamente lontano, è sempre presente nella sua Italia.

Sul significato del carteggio Lia Bronzi, che ne ha curato la selezione insieme naturalmente ad Alfredo Lucifero, ha scritto una bella introduzione che ne fa capire l’importanza tanto sotto il profilo umano quanto sotto il profilo storico-politico. E ad essa naturalmente si fa rinvio. Con l’auspicio che questa pubblicazione possa essere di stimolo per approfondire storiograficamente, al di là e al di fuori dei giudizi di parte, la figura del «Re gentiluomo» e del suo fedele Ministro.

Introduzione di Alfredo Lucifero

Dopo una lunga riflessione ho deciso di dare alla luce parte della corrispondenza avvenuto tra il 1946 e il 1980 tra Sua Maestà Umberto II re d’Italia e il suo Ministro Falcone Lucifero.

Questo anche per evidenziare storicamente le nobili figure del Re e del Ministro che emergono senza discussione sui vari personaggi politici e non che in questi tempi sono apparsi nella nostra Italia.

Per quanto mi riguarda, Il Ministro Avvocato Falcone Lucifero mai dimenticò la tragica fine di suo fratello Luciano, mio padre, che morì ucciso da eroe sul fronte greco – albanese il 28 Gennaio 1941.

Né ho mai dimenticato le sue parole al momento della mia laurea in giurisprudenza “Mi congratulo con te e ti auguro un ottimo risultato per la professione di avvocato, senza però dimenticare mai il lato poetico della vita”.

Il Libro

Editore           Helicon
Data uscita   2019