Postfazione di Alberto Caramella

“Ho gli anni del tuo sorriso” scrive Alfredo Lucifero nell’ultimo suo libro intitolato non a caso Epigrammi per Lesbia “ho gli anni del pensiero / che esplora gli angoli / scuri della mente / per entrare nell’anima / e fuggire”. Coniuga così il tempo il cuore e la mente nel compleanno che completa, ma non invecchia.

Non invecchia la Sua poesia che si ripropone con modulo stilistico ormai inconfondibile, noto e familiare senza annoiare, come se si ritornasse a guardare il mare conosciuto sconosciuto “nel vento di parole irrevocabili / che migrano come uccelli / verso un altro sole / più caldo di questi tramonti infiammati … “. Un mare che tutte le volte si ripropone tra braccia accoglienti di un porto immaginato o lungo un molo che emergono incrollabili nella memoria, che racchiudono lo stesso mare che pur sempre scintilla o si abbatte tristemente furioso dove una volta accarezzava lento: sempre . . nuoviss1mo mare.

Ma qual è il completamento di questo compleanno di poesia di vita di nuovo eterno accanimento che sfiora con i suoi azzurri l’acqua un attimo pacata? “I pipistrelli della notte / hanno sfiorato i tuoi capelli / quando la luna splende / nell’oscurità dei tuoi occhi”. Il pipistrello mezzo topo e mezzo uccello, l’animale bello che vola, il problema fondamentale con la cifra epigrammatica e dubitante del Poeta Lucifero. Una natura alta e un profondo amore di terra scavata morsicata per il cibo, l’adorato cibo profondo che spinge a fa tornare al volo un po’ notturno melanconico più lunare che solare perché il sole splenderà poi quando il poeta (il poeta è sempre a testa all’ingiù) appenderà l’anima al sogno ed al sonno. Due sono fondarnentali tra i molti epigrammi: a che dedicati se non a Lesbia?

Vorace femminilità a cui confluisce il pensiero il cuore e l’immaginazione? Sul piano formale va notato che in quest’ultima raccolta sono relativamente più frequenti i componimenti brevi: asciugati come gli ossi delle seppie e rosicchiati altrettanto dalla sabbia del tempo e dell’esperienza. Spicca “Errori”: “non rifarei / ciò che ho fatto / non rifarei / quel passato: / ce ne era uno migliore”. Spicca “Rinascete”: “La mia anima / da unire alla tua/ per rinascere insieme / in un’altra vita”. E ancora “Altetnativa”: “Quanti anni … / si è costruita / la vita / ma ce n’è un’altra / in agguato / che sospira veloce / che rimpiange / di non essere vita”.

“Rinascere” è l’epigramma centrale l’asse portante l’aspirazione: esprime l’impulso di creatività che ha partorito il libro, la creatura nuova. Con “Errori” si dissente dalle scelte. Non detto esplicitamente si pone il problema del libero arbitrio, si vorrebbe ora una spiegazione a ritroso: quel passato non sarebbe stato scelto. Eppure tutta una vita è stata costruita su ciò che è stato fatto allora. Eppure ce n’è un’altra in agguato che rimpiange di non essere vita.

Quando ho scelto ho veramente scelto? Sembra domandarsi il poeta. E quando ho costruito sull’incerta scelta che cosa ho mai costruito se oggi, sbagliata quella, un’altra si affaccia e urge in agguato? Non sono certo interrogativi facili da porre e tanto meno da risolvere. Personalmente penso che nel nostro passato ci sia sempre qualcosa di meglio che non è stato scelto -di meglio di peggio chi potrebbe dirlo? -e così nel futuro dove pure avremo scelte non obbligate e però tali che nell’immenso inconoscibile arazzo, saranno filate da altri senza che nulla muti nell’opera completa qualunque cosa rappresenti o significhi il misterioso arazzo nella sua completezza che nessuno di noi potrà mai comprendere mai stabilire.

Se dunque siamo un filo comunque necessario per il tessuto immane qualunque fu la scelta fu comunque utile ed in ogni caso quella che ci doveva essere. Tutte quindi si giustificano. Tutte esprimono il destino. Così credo io. L’alternativa del poeta, per quanto sia possibile tentarla od esprimerla risulta dal bellissimo epigramma “Incertezza”: “Se sapessi perché vivo / non vivrei / se sapessi perché ti amo / . . ” non ti amerei .

La formula è un tocco sapienziale polisenso nel quale il pensiero rimbalza su se stesso nel corridoio degli specchi ripetitivi che lo riflette ma si legge in definitiva come un’affermazione chiara e pertinente: non c’è vita né potrebbe esserci vita cercando la conoscenza intera e parimenti la conoscenza vieta l’amore. Bisogna vivere ed amare senza sapere perché. Bisogna abbandonarsi all’onda bisogna essere parte dell’universo con fiducia e senza domande. O, almeno, senza troppe domande.

Alberto Caramella

AMORE

Azzurro come morte
sotto la distesa del mare,

pace delle mie sensazioni,

azzurro intenso
azzurro come amore.

In estate tornano le sirene,
cantano dalle onde ciò che non sai dire amore mio.

VIAGGIARE

Non so
in qual tempo vivo
né chi sia
ci siamo amati un giorno
senza arrivare a sera.

Non so
se vi sia una storia trascorsa
temo gli uomini dimenticati
di cui resta il nome
sfibrato in un tempo inesistente.

Non so
se me ne andrò
i vivrò in eterno
a languire nelle stelle.
Un cattivo viaggiatore
stenta a uscire dal giardino.

Non so
chi sono
ma vorrei tra un milione di anni
riposare all’ombra di un olivo.

SURF

Nel mare del pensiero
corrono onde lunghe
su cui si scivola
portati dal vento
per gettarsi sulla sabbia
luminosa che ci specchia.

Epigrammi per Lesbia

Listino            € 8,00
Editore           Bastogi
Data uscita   07/2003
Pagine           76