Prefazione

Prefazione di Lia Bronzi

Cantore della nostalgia, del tempo, dell’ineluttabile morte è Alfredo Lucifero, poeta ancora prolifico e maestro. di scultura di acclarata fama. Così ci appare ancora nella sua ultima raccolta dal titolo Esserci, d’ispirazione heideggeriana. Per un ‘attenta esegesi del testo sarà necessario evidenziare come la sua poetica nasca da una lucida riflessione filosofico-esistenziale atta a mettere in crisi le fondamenta sulla realtà, anche se ciclicamente le liriche tornano ad evidenziare il grande amore per essa, per tutto ciò che è tattile, uditivo e visibile.

Ne deriva una poetica sia del “vuoto” e del “niente”, che dell’elegante significato emanato, poiché la ragione e il sentimento si nutrono, talora, del fuggevole, del sottaciuto e dell’estraniamento, che si caricano di nostalgia per la vita, come struggente catalogo del mondo. Ciò si evince da subito, dai versi della lirica breve Voci nella poesia, che recitano: «La poesia vera / ha una voce melodiosa / come quella della morte / e dentro / la luce invisibile di Dio», che sono di per se stessi una dichiarazione di poetica trascendentale in quanto delineano, nel divario fra anima e parola, tra vita e valore di_ essa, la presenza di Dio.

Un Dio che possiede una sua invisibilità e inconoscibilità simile all’En Soft Aur dell’albero della vita, tanto che l’abbandonarsi alla causalità, · da par-te del poeta, ed alla provvisorietà è status esistenziale preminente, così che il vero senso della vita sta proprio nella sua stessa. temporaneità, poiché «la verità è la vita / che non si conosce / poiché scorre senza saperlo» (La verità): se ne deduce un fil rouge analitico nella raccolta, demistificante ma anche fraternamente comprensivo, mentre la vita sembra essere viva nel passato, ma non nel futuro, di cui si ha certezza solo nella morte, concetto che il poeta chiarisce ancora esprimendosi così al riguardo: «Il futuro è ·ciò che non c’è I è solo nel pensiero / anch’esso non esiste vera-mente» (Tempo inesistente).

Tuttavia anche la morte ha una sua positività, poi-ché viene intesa come “essenza”, così come si ribadisce in· Velocità, che recita: «Anche se non ce ne accorgiamo / è solo un desiderio di morire / ma d’estate, / e con il sole», nella quale tangibilità e la bellezza della stagione piena qual è l’estate, viene evidenziato ossimoricamente nei confronti del quotidiano e dell’incessante sciame di preoccupazione, uno stato di pura precarietà; un concetto questo che ci rimanda a Kierkegaard, filosofo esistenzialista, hic et nunc proprio per non poter eludere la malinconia, simile ad una nostalgia sempre sospesq, dove forse risiede la sola vita possibile, mentre la solitudine è predominante.

Infatti scrive il poeta nell’aforisma Solitudine: «Un gruppo di amici / viene stasera / sono volti conosciuti / che non conosco», dove il paradosso è conduttore geniale, che impedisce al poeta di radicarsi nella pienezza della fiducia, e rifugiarsi quindi nell’estraneità, dove talora trovare «figure fantastiche / vedremo nella mente / è impossibile crearle: / sono a volte esseri mostruosi I senza l’armonia della bellezza» (Immaginazione).

VOCI NELLA POESIA

La poesia vera
ha una voce melodiosa
come quella della morte

e dentro
la luce invisibile di Dio.

GATTI

I gatti girano di notte
come i lupi
come la paura
giorno verrà e si fermeranno
così la paura.

VERITA’

La verità è chiusa
nelle pieghe del pensiero

la verità è la vita
che non si conosce
perchè scorre senza saperlo

è chiusa
nei tuoi occhi chiari
che emettono lampi di onde scure
è chiusa
nell’amore che non nasce più

la verità in ogni giorno della vita
è quello nascosto
e non passa mai.

Esserci

 Editore           Ibiskos
Uscita   2015