Prefazione

Prefazione di Lia Bronzi

È poesia dell’estraniamento, questa dell’ultima raccolta “Il gatto marino”, del poeta Alfredo Lucifero, che, tuttavia, trae la propria linfa dell’interlocuzione percettiva con la realtà, anche se talora per sfumature surrealistiche. Questo si evince sia dalle liriche composte per il gatto antropizzato di famiglia, sornione e misterioso come una sfinge, che dalle benefiche figure degli amatissimi genitori, tutte tematiche presenti nella letteratura di Alfredo Lucifero, siano esse di poesia che narrativa, come nella scultura, cosa che ci permette di riportare, nel presente testo le opere realizzate in bronzo a cera persa, dal maestro, come quella del gatto in copertina, e della madre, all’interno.

Il tempo, resta, misura di tutte le cose, ed è profondamente indagato dal poeta, pur sempre considerato nel suo indecifrabile mistero, che origina la cruenza del reale, del visibile, e della stessa vita che ha una sola certezza: la morte. Due categorie che sono, alla fine, istanza diegetica, legata al linguaggio del quotidiano, fino a divenire “luogo” in cui la parola si identifica con la poesia. Citiamo ad esempio la lirica ‘AIla vita” che testualmente recita: “Un bambino in braccio alla mamma/Potrei essere io/ tornato in braccio alla vita/ I limiti non sono questi/ ma crescendo/ potrebbe divenire me stesso/ in un ‘altra vita” o come in “Ascoltare” dove è scritto: “Ascolto/ il tempo che scorre/ senza saperlo/ immobile/ situazione/ senza una vita vera’.

Liriche nella cui frammentazione è rinvenibile il tempo drammatico della coscienza e della dialettica del pensiero, mentre la “parola” possiede più senso allegorico e metaforico che metafisico, cioè non consolatorio. Tut-ti frammenti cl1e ci ricordano taluni scenari lirici del ‘ surrealismo, capaci di incarnare la comprensibilità del messaggio poetico. Mentre dall’unione dei fattori etici, estetici e lirici, nascono le poesie dedicate alla madre, al padre e, come “divertissement” quella dedicata al gatto marino, attuale fido compagno dei momenti ludici del poeta.

Amori eterni ed universali quelli genitoriali, più quoti-diani quelli animali, pur presenti a vario titolo nella vita di Alfredo Lucifero, come abbiamo constatato nella sua arte, nella quale esiste, veramente, il luogo del “je” e del “moi”, nella loro logica divisione, provocata dal soggetto dell’enunciazione e il soggetto dell’enunciato, colto nella verità dell’enigma che, esistenzialmente attraversa lo stesso poeta, dividendolo, ma al contempo, facendolo divenire artista a trecentosessanta gradi, sotto la catena significante delle parole e la forza demiurgica della mano che lavora la creta, il tutto alla “luce” del logos. Una nuova prova, legata dal filrouge della continuità, con le precedenti e numerose altre, che tuttavia dimostra come l’essere artista da parte di Lucifero sia ancora in divenire, quale augurio di lunghissima vita.

PREGHIERA ALLA MADRE

Madre santissima
Madre eterna
di dolore e di morte.

Madre intatta
di amore;
quante volte
malato
hai atteso l’alba
del mio risveglio

conducendo i passi
della notte
tormentata e insonne.

Madre antica
Radice della vita.

Madre purissima
Madre dolcissima
Madre addolorata.

Proteggimi
come sempre:
Ti proteggerò
con il pensiero
e l’amore
nel mistero eterno
dove attendi,

Madre serena.
Amen

COMPLEANNO

Padre, fratello,
ora che l’età è la stessa
della tua morte
e mia di oggi.

Alla mia età
di incerti anni futuri
la tua età
con una morte certa.

Coetanei, gemelli anzi,
annullato il solco del tempo

e se il tempo vorrà
tu, un giorno, figlio
ed infine e per sempre
Padre,
amico sconosciuto.

ALLA VITA

Un bambino in braccio alla mamma
potrei essere io
tornato in braccio alla vita

i limiti non sono questi
ma crescendo
potrebbe divenire me stesso
in un’altra vita.

Il gatto marino

 Editore           Edizioni Helicon
Uscita   2017