Il Libro

Il tempo è il tema ricorrente delle 48 poesie racchiuse in questo volume.
Solo le sensazioni più profonde e immagini precise riescono ad emergere dal lucido fluire di esso.
Il tempo dunque, nelle sue molteplici apparizioni diviene poesia, trascende le ore scandite dall’orologio, diviene sentimento, e, a volte, musica e rima.
Su questo tema l’ispirazione è molteplice e alcune poesie nella profondità di sentimenti e nei quadri precisi pitturati dalle parole, lasciano trasparire un certo giuoco amaro della vita per la certezza della sua fine, inquadrata però in uno spazio che dalla limitata descrizione di una figura, di un sentimento, tende a lasciarli per divenire infinito.

Premi e Riconoscimenti

Premio Le Muse 2000
Omaggio a Verga 2001
Premio M.Conti 1999

Presentazione

Presentazione di Mario Petrini

Chi in qualche modo abbia prestato attenzione alla produzione poetica degli ultimi decenni, sa quanto sia dcile orientarsi nell’intreccio di maniere, mode, sperimentazioni, esibizioni, a anche genuine rivelazioni vere e proprie. L’ausilio del gusto personale, senza ombra di dubbio assolutamente primario a insostituibile, da una parte, a dall’altra, a parte obiecti, to spessore letterario e stilistico, possono fornire essi soli quel tanto di strumentazione di cui si può disporre in una esplorazione così avventurosa. Ovviamente i due fattori, gusto e spessore dell’oggetto, interagiscono fra loro: il primo essendo non un dono del cielo, ma quasi una emanazione di quegli oggetti, o soggetti, poetici a letterari; i quali a loro volta, con qualcosa in più dalla parte del dono, di quel gusto variamente partecipano.

Questa non è una riflessione astratta, ma nasce proprio dalle poesie the abbiamo davanti, il segreto del tempo. proprio dalle impressioni a dalle riflessioni derivate da questa lettura, abbiamo avuto una peculiare conferma di quanto sia necessario, nel nostro caso da parte del critico (se vogliamo usare una parola così solenne: diciamo del lettore), superare le suggestioni tanto del contenuto quanto della forma, per cogliere invece la loro sintesi. Tutti i generi (o contenuti) son buoni, disse qualcuno the se ne intendeva, salvo quello noioso: ogni contenuto è valido, purché trovi una propria forma.

La poesia di Alfredo Lucifero sa trovare una sua voce tenendosi lontana sia da suggestioni per dir così «realistico-quotidiane», the da impulsi più o meno subliminari, muovendosi più the in uno «spazio» (peraltro alluso qua è là con grandissima discrezione) in un ambito diverso, the sarebbe ancora materializzazione eccessiva chiamare «temporale», trattandosi di un tempo sì ben concreto, ma insieme allusivo, memoriale, simbolico: segreto, appunto. II rischio di una simile scelta, o almeno uno dei rischi, è quello di una indeterminatezza vaga a sfuggente, alla quale però l’autore sfugge appunto mediante il linguaggio a la resa stilistica, consapevole delle píù attive e feconde conquiste della civiltà letteraria del Novecento, dalla essenzialità sentimentale a lessicale all’uso di veri e propri «correlati oggettivi», cose, oggetti, luoghi; solo apparentemente contravvenendo all’essenzialità di cui sopra, trattandosi di reperti per dir così asciugati a disincarnati, simboli a emblemi, non dati di fatto.

Dallo stesso contatto con una civiltà letteraria personalmente rivisitata a rivissuta scaturisce la capacità di costruire strutture espressive volta a volta scandite da batture più frequents o, come ci pare avvenga più spesso, bilanciate in ample inarcature comprendenti un intero componimento (Sogni, La cabala, Clessidra, quest’ultima caratterizzata anche da un «imagerie» più abbondante).

Abbiamo cercato di individuare a di definire quella the per not è la linea maestra di questa raccolta; ma non sono senza interesse, anzi, le testimonianze di «poetica», del resto assolutamente necessarie a ínelíminabilí. Si veda una delle più evidenti, la graziosa, ma blasonata (variamente: i nomi vengono da sé, richiamandosi alla prima nominata civiltà letteraria del Novecento, da… Palazzeschi in avanti), poesia (sezione «Rime e scherzi»); o «scherzi» nel significato più denso a complesso del termine, come il Sabba, o, più aereo a vagante, fine estate, o, variamente autobiografico, Il fiume. Ma la linea maestra, come era da aspettarsi, si insinua anche in questa sezione (Libellule, o Finestra a Talamone), in modo the si ha come una trascolorante compresenza di pathos trasposto in simboli a metafore, a di ironia dolce-amara: una specie di alternanza di battiti vitali fra due poli apparentemente opposti. Ma non è anche questa una caratteristica della poesia del Novecento, specialmente del Novecento?

Non dispiaccia una allusione alla professione forense dell’autore, neanche rammentando l’antica opposizione fra arti per dire così «concrete», come la medicina e il giure, e arti più «disinteressate», rinnovata nella nostra classica tradizione, dal Boccaccio al Petrarca all’Ariosto in avanti. Ma si trattava di esasperazioni, ché quella antitesi era stata per dire così a priori risolta come insussistente dalla più alta classicità, nel misterioso Dialogo de oratoribus, misterioso per il suo autore (Tacito? altri?): in esso all’accusa del più concreto, a focoso, Apro, fatta alla contemplazione a alla poesia, addirittura come di un’attività anti-sociale, risponde calmo a sorridente Materno, esaltando la poesia a il ritiro poetico come utili a temperare l’asprezza del vivere: una, anzi la principale delle «inclite arti» atte a raddolcir la vita. Non solo del principale interessato, l’autore, ma anche, ed è di più, a ne siamo certi, del suo prossimo.

Mario Petrini
Pisa, novembre ’93

Il Segreto del Tempo

Poesie

Ricerca

Ricerca

Con sforzo
identifichi il trascorso…
ma è avanti
il senso del cammino
il filo del labirinto
per uscirne,
la freccia d’oro
che si incurva
sugli attimi
che arrivano a stormi
e trafigge l’abisso
abbandonato.

Il Pensiero

Il Pensiero

L’arco delle orbite
nel cranio
sulle iridi azzurre;

cerchi di granito
scolpiti
ripetuti
consumati
nel tempo
tra cerchi di galassie
dove il pensiero
è l’unico viandante.

Vespro

Vespro

La sera assale, demolisce
il trascorso,

un profumo di zágare
lampeggia come neve,

un frullo di parole:

frammenti di silenzio
al limite del tempo.

L’Essenziale

L’Essenziale

Arrivato
nel cuore
del significato,
asciugato
nelle forme
come una mummia,
resta l’essenziale,

aperto come un frutto
steso alla luce
a disseccarsi
ad assaporare
il profumo di sé.

Clessidra

Clessidra

Con Sabbia rossa
scende dalla sfera
oblunga
della clessidra,

annuncia una duna
di sconfinato deserto
su cui splende la luna

e il tempo scandito
dai grani precipitanti
nel cosmo
di polvere siderale

e il tempo sospeso
nel precipizio
degli attimi
indeterminati.

Tutto finisce qui
e i grani cosmici
immobili E sospesi
giacciono
nel deserto rosso.

II tempo ruota
la clessidra
e questa il tempo;

sabbia rossa
indistruttibile
rinnova il movimento
dell’attimo checade

illuminato dalla luna.

Infinito

Infinito

L’infinito è in questo minuto
come fosse estate
e ogni stagione
che scorre a torna,

in questa goccia
che ingrandisce l’occhio
curiosamente estraneo, cieco,
e scende dal ghiaccio
ritornando al lago, al fiume, al mare;

l’infinito è in questo vetro
rannicchiato di sogni.

Le due Attese

Le due Attese

Nella sala da ballo
è il mio amore
docile ballerina.

Nella sala da ballo
è la mia morte
docile ballerina.

Ambedue mi aspettano
scherzando tra la gente.

Compleanno

Compleanno

Padre,
fratello, ora chel’età è la stessa
della tua morte
e mia di oggi.

Alla mia età
di incerti anni futuri
la tua età
con una morte certa.

Coetanei, gemelli anzi,
annullato il solco del tempo

e se il tempo vorrà
tu, un giorno, figlio
ed infine e per sempre
Padre,
amico sconosciuto.

Uscita

Uscita

L’azione è tornata
all’origine del senso
che l’ha spinta:
non esiste.

Pitturi le pareti
del tunnel,
ma non sai, camminando,
se ne esci, o rientri
nei desiderii oscuri
e perduti,
nell’ansia per il mistero
di trascorrere
inutilmente

momenti preziosi
che non vorresti
perdere mai.

Preghiera alla Madre

Preghiera alla Madre

Madre santissima
Madre eterna
di dolore a di morte.

Madre intatta
di amore;
quante volte
malato
hai atteso l’alba
del mio risveglio

conducendo i passi
della notte
tormentata a insonne.

Madre antica
Radice della vita.

Madre purissima
Madre dolcissima
Madre addolorata.

Proteggimi
come sempre:
Ti proteggerò
con il pensiero
e l’amore
nel mistero eterno
dove attendi,

Madre serena.
Amen

Narciso

Narciso

Narciso nello stagno
si specchia:
nell’acqua riguarda
il suo viso.

È bello vedersi tremare
nel verde
del fondo.

Narciso a vedersi
allarga
un sorriso.

È bello sentirsi chiamare:
Narciso!

La voce nell’acqua
si muove
col viso
che dondola
Narciso…

Si accosta allo specchio
e guarda
nell’occhio
il colore:
azzurro
Narciso!

È bello potersi vedere
vicina
la pelle
di stelle.

È bello sapere Narciso,
che è vero
sul nero
del fondo
il bianco
del viso.

Si sporge sull’acqua
leggera,
allo specchio
che svela, sottili,
le rughe
di vecchio.

Nello stagno
Narciso
fa il bagno.

Narciso
è caduto
nell’acqua
del viso.

Non nuota Narciso
ed annega
col volto
sepolto

che non conosceva..

L’Altalena

L’Altalena

Uno sguardo appena
prima che, improvvisamente,
finisca l’altalena.

Mi affaccio e ne esco
volando indietro
sul percorso
cherivedo trascorso
e percorro
guardando dove
non riesco arrivare
perché, insistendo,
l’altalena
sale sale
e ho paura
tornando indietro
di farmi male.