Prefazione

Prefazione di Lia Bronzi

C’è un segno ascoso, nella nuova raccolta di Alfredo Lucifero dal titolo “La vita infinita” che si attualizza nella composizione fonica, secondo una vocalità che è trasferi-mento semantico calato nella dissolvenza della realtà, arricchita da spessori connotativi che ricevono dalla visione del “terreno” la loro determinatezza e valenza, pur in un ricerca ontologica insistita che stenta ad avere risposte certe. Sono due le sezioni che il poeta offre al lettore, per tracciare in coordinate necessarie l’ “iter” del suo attuale momento creativo, contrassegnate ciascuna da un esplicativo “exergo” in versi. Nella prima sezione il poeta interroga se stesso coll’incessante indagine sul mistero della vita, nella costante del dubbio esistenziale. La seconda sezione è caratterizzata da un diverso registro che si avvale di variazioni tonali e messaggi ontologici più complessi, a tratti di carattere filosofico.

Ma da ambedue le sezioni emerge la volontà di comunicare secondo un’apertura che dà forza di messaggio , ai versi, in quanto il poeta mai dimentica che il suo atto più naturale, in arte, è la confidenza, la più vera e sincera possibile. E se proviamo a seguire il tracciato della sua anima sarà ancora la solitudine, il dubbio, l’amore, l ‘attesa, la ricerca di significato del tempo, la parola e il divino, a prevalere. Un itinerario aristocratico, dunque, ma sempre umano, come altamente umano è l’approdo alle spiagge dello spirito e della speculazione filosofica, alla paura del “finis vitae ” che il poeta pone dentro una struttura di eventi di cose evocate per momenti emozionali. Apre la prima sezione la poesia “Il gufo” dove Alfredo Lucifero prospetta l’ipotesi di salvare la propria parte materiale dopo la dipartita, per addivenire ad una svolta di respiro, contro una realtà nella quale l’aspetto onto-logico e quello psichico convergono secondo un mi~er di paura e lucidità. Ma se il poeta è sempre attratto dal cam-po magnetico del perturbante e lo insegue con “Fatica”, sa anche guardare alla natura della quale custodisce la sostanza di uno stesso tripudio e, da questo iato nascono versi come: “. . . rinascere/ al mare di spuma/ di onde inesorabili/ di alberi feroci/ verdi e marroni/ di fiori di pavone/ alla sera del mondo … ” (“Fatica”), mentre, per ossimoro, la sua tonalità emotiva cerca di aprirsi ali’ esperienza ori-ginaria del sé, al proprio fondo intellegibile, dove il poeta scopre amaramente che: “Se muoio io/ tutto muore” ( “Mo-rire”) pur nel vaglio di coscienza, dove è possibile vede-re nell’oscurità della notte: ” … una piccola luce … ” che lo illumina, come si evince da “Attrazione” nel perdurare ancora di ore sconosciute, simili ad “un branco di lupi” (“Paura”) e di “Angoscia che dà senso di vuoto”. Ma la parola salvifica ce la porta “Essenza”, poiché in essa il poeta sa cogliere quella molteplicità di nuclei, anche estetici, capaci di attutire il dolore proveniente dalle zone d’ombra, mentre si può vivere ancora con cor-po intatto in “Nostalgia”. Ed è tutto un fluire incessante di tematiche, altalenanti tra bellezza estetica, liricità di momenti e esistenzialità tormentata, nel quale il futuro adombra il fatto che l’uomo è come Cristo, per nascita e morte, e la vita ha una circolarità propria che unisce l ‘essere bambino al divenire vecchio. Ma, malgrado il sentirsi precipitosamente cadere, si giunge allo Heideggeriano “essere al mondo” dove c’è il “cupio dissolvi” con “amor vitae” che è desiderio di senso, pur nell’altalenante “horror vacui” per esistenziale ambivalenza, nella quale si può decifrare la temporalità, l’autenticità e la storicità dell ‘esistenza, come si evince da “Problemi” fino a “Ringraziamenti’; ed “Eternità” nel mistero della Trascendenza.

La seconda sezione rimanda più marcatamente l’anima poetica di Alfredo Lucifero, come essenza, come emozione del mondo, da dove emerge chiaro il senso della vita e della morte, nel segno di speculazione filosofica, capace di restare nel tempo come corteccia incisa a bulino, dove non mancano una serie di aforismi, del resto tutta là poesia di Lucifero è improntata al registro aforistico, con il quale il poeta intreccia immagini di precipuo disegno e tratto, nella duplice soglia di chiarità e ombra allusiva, ridefinendo la semantica della parola aperta all’intellegibile cui allude. Citiamo ad esempio la poesia “incipit” di sezione che recita: “Sulla punta di un ago/ gira l’universo/ fino a pungere il cuore.” (“Ago”). Ma se il “logos” toglie in modo crudele ogni speranza il “pathos” offre l’ultima “chance” quale appiglio alla vita, che pure “è”. In tal senso la poesia della seconda sezione è trarnata da un profondo pensiero filosofico e metafisico, secondo una dimensione semantica nuova, ancor più sintetica e nichilista. Citiamo ad esem-pio la poesia “Nulla” che recita: “Dal nulla/ i pensieri/ le parole/ le pitture/ le sculture/ dal nulla la vita l’amore/ la morte/ i sogni/ e dal nulla/ il sole e la luna/ che illuminano i giorni e le notti/ che ci lasciano soli/ senza lasciare nulla.” .

Dove è presente un ‘insanabile dicotomia tra mondo e disagio antropologico, anche perché è la negazione a prevalere e l’indifferenza, come sostiene nella chiusa dell’omonima poesia il poeta, con versi dove è scritto: ” … è indifferente all’amore/ che ti ha portato dove le foglie/ non nascono più.” (“Indifferenza”).

ANGOSCIA

La terra ed io
siamo sospesi
nel vuoto

potremmo precipitare
ogni momento
senza saperlo

come aerei corazzati.

ATTRAZIONE

Nell’oscurità della notte
c’è sempre
una piccola luce
che attrae lo sguardo
e lo illumina.

CASA

Non ti innamorare della tua casa
la tua casa
mai si innamorerà di te.

La vita infinita

 Editore           Ibiskos Ulivieri
Uscita   2013