Prefazione

Prefazione di Lia Bronzi

Una poesia lunga o poemetto lirico apre e dà nome alla raccolta “Luci ed ombre” (Poesie e aforismi per gli ultimi cento anni) nella quale si può apprezzare un proprium come nucleo dell’essere, colto nell’interazione con l’immensa ontologia invisibile contenuta nel mondo. I versi si snodano in modo austero, enigmatico, talora contraddittorio ed intensamente paradossale, per quel ricercare nell’ ante e nel post vitam, nodo gordoniano della vita stessa di Alfredo Lucifero, sempre presente nella sua vasta letteratura sia che si svolga in poesia che in narrativa. L’ io cartesiano presente nei versi, quale percezione del mondo è subito trasceso dal sentire con doppia pelle quella positività della carne e quella più mistica dell’anima a metà strada fra la fantasia e la realtà. Citiamo i versi esplicativi come: ” … ce ne andremo erranti/ nell’universo come stelle/ impazzite/ e al chiarore della fine/ da loro stesse emessa/illuminando il cielo/ della nostra vita.” che vanno a tracciare la cifra lirica ed esistenziale-filosofica dell’opera.

Ma per ben comprendere l’ésprit che anima_ l’intera raccolta bisognerà innanzi tutto chiarire cosa è l’enunciazione di un discorso comprensivo del nome, del verbo, della ossimorica negazione-affermazione delle stesse affezioni quali suoni dell’anima ed alfine dei segni scritti ed a fondo pensati, che esprimono suoni, ritmi, metriche, appartenenti alla voce, per poter essere avvinti totalmente dalle poesie agli aforismi di Alfredo Lucifero, dall’ensamble dei quali andiarno a compiere un’esegesi che mai sarà esaustiva poiché nessuno può accedere ai segreti dell’anirna totalmente.

Tuttavia, da subito, fin dall’exergo di Pier Paolo Pasolini, si può parlare di scritti dell’anima, con pensiero dipendente dalla condizione di essere-non essere a seconda del tempo che nella letteratura di questo eclettico autore, è sempre al centro della parola scritta, poiché proveniente da piccole e grandi percezioni essenziali di vita, talora tangibili, altre volte al di sotto della sfera di coscienza, simili ad un iceberg che cammina diretto non solo dal vento che soffia in superficie, ma anche da correnti marine profonde capaci di attraversare i sentimenti, le percezioni, le rappresentazioni più delicate.

Parole, quindi, che profumano di amore, di vita, di morte, di tempo-non tempo, di spirito, di trascendenza e metafisica delle cose stesse e di quelle alte come l’Assoluto, la conoscenza chiara del quale non si può avere certezza, che provengono dai substrati della sapienza del cuore per sfociare nella ritualità della parola scritta, alla ricerca di senso e della motivazione dell’essere nella vita. Parole, queste della raccolta dal titolo futurista, che assemblate vanno a creare il proprio aforisma cosmico dal giro perfetto, volto alla ricerca della musicalità, del verso corto, capace di condurre all’acme del dubbio, dello svelamento, con il preciso intento di parlare al cuore, così come richiede la vita e la stessa poesia colta nel lampo dell’idea. Ed è così che il maestro scultore Alfredo Lucifero, come poeta, ancora una volta ci offre versi sintetici, misti ad aforismi, quasi a voler veicolare concetti ed idee dal valore universale, tali da consentire spunti interessanti e moderni, per una rinnovata capacità di lettura, adatta a tempi veloci, nella quale il poeta si colloca come ricercatore dinamico, che pur ama soffermarsi in visioni statiche del proprio ruolo nel mondo.

Ed in questa atmosfera di generale progresso virtuale ed elettronico di esaltazione tecnico-scientifica, il poeta offre un dibattito epistemologico di riflessione che non può che essere propedeutico per il lettore, anche in un lontano futuro, poiché capace di definire i nuovi ambienti e le sue funzioni liberate da condizionamenti metafisici e dogmatici. E, come scrive Alfredo Lucifero in “Totalità” “tutto si trova in tutto”, dove il certo valore espressivo si configura come luogo di incremento teoretico, pratico, poetico e teologico, per poi completare questo concetto con versi che recitano: “Tutto è così completo/ se l’anima è il mare/ liscio come il pensiero/ mosso come l’amore” (“L’anima e l’amore”).-Ed è alla parola che il poeta dedica liriche come “Parole” e “La parola” quali bifronti icone che comprendono la trascendenza, poiché in “Principio era la parola e la parola era Dio … ” come recita il vangelo giovanneo. Ed è in tal senso che da questa nuova raccolta emerge con maggior certezza l’aspetto ontologico, come del resto awertiamo in essere, in altri scritti, anche in modo più sotteso, talora sfiorato da un dubbio più drammatico, ne fanno testo le liriche: “Il Paradiso”, “L’anima 1” e “L’anima 2”, con versi che recitano: “Dopo tanti anni vita/ ci occupiamo di avere l’anima/ senza dimenticarla”

LA PAROLA

Il dramma dell’uomo
tra unità e molteplicità

afferrare completamente quel qualcosa
in ogni verità,

al di là della parola,
un contenuto che resta ignoto

qualcosa che la parola:
non riesce ad esprimere
come il contenuto della parola anima:
la parola infinito
prima che in se stessa
è dentro di noi,

d’altro lato è il mistero
dentro i cicli naturali della vita.

IL MARE

Il mare è grande, grandissimo
pesci e meduse
piccolissimi
tanto da stare in un bicchiere
più piccolo
dei pesci e delle meduse
che li contiene.

IL PARADISO

Grande mistero è il paradiso
c’è o non c’è
l’anima il corpo
insieme o divisi,
la forma del corpo
mortale e inutile
la vita dell’anima
che non può morire

ma al di là
non ci può essere
che il paradiso
che conquistiamo con dolori
forti e terribili.

Luci e ombre

 Editore           Pegasus Edition
Uscita   2016