Prefazione

Prefazione di Lia Bronzi

«Felix qui potuit rerum cognoscere causam» ( «felice colui che ha potuto penetrare nell’essenza delle cose») leggiamo nelle Georgiche di Virgilio (II, 489) e questo è ciò che da sempre, con la sua arte, poesia, narrativa e scultura, ha cercato di realizzare il maestro Alfredo Lucifero, quale fine della sua stessa esistenza. Ma a lui si addice an-che la massima francese composta da Antoine de Saint-Exupéry che recita: «l’ essentiel est invisible pour les yeux», scritta nel libro dal titolo “Le petit prince”, in quanto velo di Iside da potersi alza-re durante il cammino intrapreso di conoscenza, specialmente dal punto di vista ontologico, di difficile attuazione pratica per tutti, se non con un atto di fede.

Tuttavia c’è da dire che il linguag-gio poetico di Alfredo Lucifero, in quanto espres-sività della propria dimensione esistenziale, vive di metaforiche immagini liriche, tali da riportare sensazioni del cuore, come pittura en plein air, per immediatezza secondo un crogiuolo di emozioni di ordine sia psichico che estetico, capace di co-gliere atmosfere utili all’orientamento della pro-pria luce, che è poi moto di forza della poesia, capace di trascendere la stessa realtà, al fine di intravedere una “luce finale” senza poterla afferrare.

Questa nuova raccolta ha titolo leggero e volatile, ispirato dalla metafora della farfalla che da semplice bruco sa trasformarsi in insetto me-raviglioso, sia per i colori che per movimenti col-mi di grazia, che la rendono inafferrabile, infatti il titolo recita “Una farfalla smarrita”. Da sempre la farfalla è simbolo di metamorfosi, di libertà e di bellezza, poiché il suo volo libero ne impedisce una facile cattura agognata dall’uomo, e quando ciò avviene la sua morte è certa. La lirica che dà titolo al testo “Una farfalla smarrita” evidenzia come ben si addica ad una ragazza desiderabi-le la metafora stessa della farfalla, che in questo caso: « … aprì le ali/ e volò via».

In realtà, in tal senso, vola e vola, luzianamente, alta la parola del poeta Alfredo Lucifero, talora più narrativa e distesa nel verso lungo, altre volte più scultorea e adatta a composizioni brevi, dalle quali si evince come l’esistenza sia un’eterna situazione liminare, fra situazioni struggenti, difficili da realizzare, ma anche per domande a cui non si possono dare risposte certe, secondo un’elaborazione dialettica tra fantasia e realtà, sia di carattere estetico che psicoanalitico, difficilmente catalogabile dal punto di vista critico, se non si conosce a fondo il poeta, a causa dei frequenti ossimori innegabilmente geniali. Non manca nei versi la ricerca del vago, del sottile, del complesso e dell’ontologico, attraverso ricercati virtuosismi semantici, con riferimento al buddismo, nel quale ricercare un’altra vita ed il senso di quella già vissuta; ma il vero nucleo tematico, la vera linfa vitale, è costituita dalla parola poetica, la cui semantica conduce allo spleen dell’inquietudine esistenziale, proveniente dalla consapevolezza della coscienza, sempre vi-gile in Alfredo Lucifero, pur perseguendo sogni e fughe dall’opacità del reale, fino ali’ approdo ad “epifanie dell’anima”. Ed è proprio la vita a scri-vere il grande libro poetico dell’autore, per com-prendere il senso profondo, con la consapevolez-za ed il disagio di non poterne appurare il quid che segreto rimane, proprio per il suo multiforme aspetto, le sue presenze-assenze, l’improvvisa esplosione di stimoli, nei quali vi è niente di gratuito o di scontato, come ben si evince dalla lirica “Coraggio”, nella quale la metafora del fiume che scorre, con correnti inquinate, fa comporre al po-eta versi come: « .. .la paura/ si ritira/ nel suo angolo oscuro».

L’amore, come del resto in tutta la produzione artistica del maestro, è presenza forte ma qui è la distinzione tra amore vero e sesso ad essere reiterata. Son dunque i sentimenti nobili e profondi ad essere cardine del sentimento amoroso. Fine ultimo del poeta, ci appare la ricerca del sacro, quale attesa del disfacimento della forma; come si evince nel dramma dell’esistenza, presente nella poesia “Allontanarsi”, da ciò che è terreno, quale disposizione d’anima, come scrive infatti il poeta nella lirica citata: «il mondo fugge dagli occhi/ come un terremoto mi allontano/ spinto da una forza immortale infinita».

UNA FARFALLA SMARRITA

Volevo una farfalla
ma era una ragazza

aveva ali colorate
con disegni impossibili

aveva addosso
il polline dei fiori
e occhi celesti del mare

volava tra arcobaleni
d’acqua e di vento

aveva i capelli
colore delle nuvole
cariche di pioggia

la bocca come una rosa
e il profumo di violaciocca

volava libera
tra i fiori della luna
la baciai fino alla fine

ma aprì le ali
e volò via.

ALLONTANARSI

Eppure tutto ciò
che sembra mio
si sta lentamente allontanando

i fiori, gli uccelli, il giardino
gli ulivi, il mare, il cielo
le nuvole, il sole, l’amore
le passioni, gli affetti,

si allontanano da me
figure strane
di alieni:

un’illusione ottica
il mondo fugge
un terremoto di immagini

forse sono io stesso
lentamente
inesorabilmente
mi allontano

spinto da una
forza immortale e infinita.

ANCORA ANIMA

Nel vivere di ognuno
con le difficoltà del corpo
per mantenere se stesso

sembra che l’anima
tenti di staccarsi
del maturarsi degli anni
dalle miserie del corpo
e così avere maggiore
libertà
di volare
con ali proprie
e condurre un proprio percorso,
così da se stessa potrà
sfiorare gli spruzzi bianchi
sulle onde del mare
e le soffici nuvole
di rubini rosa
dei tramonti
e delle albe;

l’anima e corpo
sono in realtà
strettamente uniti
il corpo è la terra
pur con animali, fiori e farfalle
l’anima è il cielo il pensiero
dove volerà eternamente.

Una farfalla smarrita

 Editore           Editoriale G.Mondadori
Uscita   2018